
di Ivano Crimi
PALERMO – Valorizzazione dell’identità gastronomica, tutela delle produzioni tradizionali e sviluppo economico legato ai marchi di qualità. Sono stati questi i temi centrali della tavola rotonda che si è svolta lo scorso 29 ottobre a Palermo, nella sala Pio La Torre dell’Assemblea Regionale Siciliana, a Palazzo dei Normanni, in occasione dell’inaugurazione della seconda edizione di Sicilian Experience.
L’evento dedicato all’agroalimentare siciliano, ha acceso i riflettori sull’importanza dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (Pat), delle denominazioni Dop e più in generale dei sistemi di certificazione che tutelano la qualità e l’origine delle produzioni. L’incontro ha inoltre coinciso simbolicamente con il passaggio di testimone dalla Sicilia, Regione Gastronomica Europea 2025, alla candidatura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Unesco.
Lo chef Giovanni Porretto, vicepresidente nazionale Euro-Toques Italia, introducendo i lavori, ha evidenziato il concetto di “cucina futuristica”, cioè tradizionale ma innovativa. «Il nostro cibo – ha detto – non deve discostarsi da quelli che sono i canoni della nostra dieta mediterranea, affinchè non possa mai perdere quell’identità che la contraddistingue dalle altre cucine nel mondo».
Dario Cartabellotta, dirigente generale dell’Assessorato alle Attività Produttive, grande esperto in materia di marchi di qualità ha illustra il libro delle Pat costituito da circa 300 prodotti, i cui metodi di lavorazione prettamente tradizionali, obbligatoriamente consolidati da almeno 25 anni, rappresentano un bene immateriale importante di grande interesse storico culturale. «Oggi – ha osservato Cartabellotta – a causa del cambiamento climatico che ha ormai tropicalizzato alcuni areali, in Sicilia si coltiva di tutto e i nuovi prodotti rappresentano a pieno la nostra biodiversità alimentare siciliana». Dal caffè ai frutti esotici come banano, mango, avocado e papaya nei territori che per caratteristiche pedoclimatiche ne permettono la coltivazione. A questi si aggiunge la trasformazione delle fave di cacao nell’areale modicano con la sua famosa cioccolata un tempo Pat, oggi invece Igp.
Tra gli intervenuti al workshop, anche Alberto Firenze, direttore sanitario Aou Policlinico “Paolo Giaccone” e docente Unipa che ha spiegato meglio come uno stile alimentare corretto come la dieta mediterranea sia fondamentale per prevenire rischi di malattie importanti quali ipertensione, ictus, Alzheimer. Ha detto Firenze: «Dovremmo prendere spunto da quello che gli Stati Uniti hanno fatto tanto tempo fa e istituire anche in Italia un organo di controllo simile alla “Food end Drag Amministration“». Senza dimenticare, però, che la nostra dieta è sì sinonimo di salute, ma lo è ancora di più se abbinata ad una sana attività fisica, basata anche solo su una sana passeggiata quotidiana.
Intervenuto anche Vincenzo Cusumano, alla Regione Siciliana dirigente generale dell’Istruzione, dell’Università e del diritto allo studio, il quale ha sottolineato l’importanza degli istituti Its, scuole di specializzazione post diploma che in Sicilia stanno formando i nuovi manager dell’agroalimentare e del turismo, collegando direttamente il mondo della scuola con le aziende agroalimentari che producono eccellenze. «Contribuendo così – ha chiosato – all’affermarsi di un importante paradigma che lega la nostra cucina ai canoni della dieta mediterranea. È così che mantiene quell’identità che la contraddistingue dalle altre cucine nel mondo».
Secondo Filippo Sgroi, ordinario di Economia Agraria presso il Dipartimento Seas dell’Ateneo palermitano e coordinatore del corso di laurea in Scienze Gastronomiche, la creazione della Dop economy che racchiude in se i marchi territoriali Dop, Igp, Stg, Pat e De.Co, darà un importante impulso economico alla SIcilia. «Tutto ciò – ha detto il docente palermitano – rientra in una strategia di sviluppo che concorre ad incrementare il valore del nostro patrimonio agroalimentare ed è garanzia di qualità certificata per i consumatori grazie anche ai grandi marchi certificati Dop. Il food siciliano riconosciuto a livello europeo, accresce il turismo di qualità che oggi può fare la differenza e dare valore aggiunto alla nostra Sicilia».
Infine lo chef Pasquale Caliri, giornalista e Ambasciatore del Gusto per il cibo italiano, ha affermato come sia opportuno un gran lavoro a tutela della nostra cultura culinaria: «È in atto una “foodification” da parte dei social che sponsorizzano purtroppo anche piatti di medio e basso livello, ledendo l’immagine della cucina tradizionale che è necessaria per delineare il futuro prossimo dell’alimentazione sia a casa che al ristorante». In ultimo Lo chef ha concluso con un pensiero fiducioso sulla cucina italiana: oggi status symbol e ricca di un patrimonio di identità, qualità, tradizione e territorialità, alla fine del 2025 potrà essere celebrata come bene immateriale dell’umanità intera.











