
di Ivano Crimi
La Sicilia ha i suoi primi dottori gastronomi. Non è soltanto un titolo accademico, ma il debutto di una figura professionale chiamata a leggere il cibo oltre il piatto: attraverso l’agricoltura, la cultura, la salute, l’impresa e i territori. Il primo passo è stato compiuto il 31 luglio a Palermo, dove sono stati proclamati i primi venti laureati del corso triennale in Scienze e Politiche della Gastronomia dell’Università degli Studi di Palermo.
La cerimonia, ospitata nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, segna la conclusione del primo ciclo di un innovativo percorso universitario – avviato nel 2023 e fortemente sostenuto dalla governance accademica sotto la guida del coordinatore Filippo Sgroi – che ha riscosso un grande entusiasmo tra i neo-laureati. Alla cerimonia di proclamazione, accanto alla commissione di laurea, presente anche il Magnifico Rettore Massimo Midiri, che ha espresso profonda soddisfazione e apprezzamento per la nascita di queste nuove figure professionali.e pensato per formare professionisti capaci di muoversi in un settore che in Sicilia vale molto più della semplice ristorazione.
Dalla materia prima al racconto del territorio
Il punto di forza del corso è proprio l’approccio trasversale. La gastronomia, nell’accezione più ampia del termine, non si studia soltanto sui libri: si osserva, si assaggia, si analizza e soprattutto si incontra sul territorio.

Accanto alle lezioni frontali, il percorso ha previsto attività di laboratorio dedicate alla conoscenza delle materie prime, visite nelle aziende agroalimentari e approfondimenti direttamente sul campo. E poi il vino, con tappe nelle cantine siciliane per comprendere non solo il prodotto, ma anche le dinamiche dell’enoturismo e dell’accoglienza.
È una formazione che parte dunque dall’alimento per arrivare al suo contesto: chi lo produce, dove nasce, quale storia racconta e come può diventare strumento di promozione economica e culturale.
Chi è il gastronomo
Ma cosa fa, concretamente, un gastronomo? La risposta sta nella pluralità delle competenze. È un professionista che deve saper comunicare la cultura del cibo, interpretando allo stesso tempo gli aspetti produttivi, economici, nutrizionali e culturali che ruotano intorno all’alimentazione.
Tra i riferimenti fondamentali ci sono la dieta mediterranea e la cucina italiana, patrimonio di conoscenze, pratiche e identità che va ben oltre la dimensione gastronomica. In questo scenario, il gastronomo può diventare una figura di raccordo tra produttori, imprese, istituzioni, consumatori e territori.
Una funzione particolarmente interessante per la Sicilia, dove biodiversità, produzioni tipiche e patrimonio agroalimentare rappresentano una risorsa economica ma anche un pezzo importante dell’identità regionale.

Dal Made in Sicily alla comunicazione
Per i primi 20 laureati si apre ora la parte più difficile: trasformare la formazione universitaria in professione. Gli sbocchi sono numerosi e attraversano comparti diversi.
Il Gastronomo può lavorare nelle aziende agroalimentari, occupandosi di gestione, comunicazione e valorizzazione dei prodotti siciliani; può trovare spazio nell’editoria e nei media specializzati, contribuendo a raccontare il mondo del food con competenze specifiche. Può inoltre affiancare Comuni e territori nella costruzione di progetti di valorizzazione e nell’iter legato ai marchi europei Dop e Igp.
Le prospettive si allargano anche alla cooperazione e agli organismi internazionali, con possibili collaborazioni in programmi di sviluppo agroalimentare, mentre per chi sceglierà la ricerca resta aperta la strada del dottorato e della carriera accademica.
Da Pollenzo alla Sicilia
L’idea di una formazione universitaria dedicata alla gastronomia affonda le proprie radici a Pollenzo, in Piemonte, dove circa vent’anni fa Carlo Petrini e Slow Food contribuirono a costruire un nuovo modo di guardare al cibo, fondato sul principio del buono, pulito e giusto.
Oggi quella visione trova una declinazione anche in Sicilia. E non è un dettaglio secondario. In un’isola dove convivono produzioni identitarie, biodiversità, tradizioni agricole e nuove forme di turismo gastronomico, servono professionisti in grado di trasformare questo patrimonio in conoscenza, narrazione e valore.
I primi venti dottori gastronomi siciliani entrano così in un mercato ancora da costruire. La vera sfida, adesso, sarà dimostrare che la gastronomia può diventare una competenza professionale capace di mettere allo stesso tavolo cibo, cultura, impresa e territorio.












