A Monreale la tradizione si fa gourmet: da Ciuri la scommessa della “rosetta fritta” 0

MONREALE. Non solo le architetture arabo-normanne del Duomo o la vista mozzafiato sulla Conca d’Oro. Nel panorama gastronomico di Monreale, paese alle porte di Palermo, c’è una nuova realtà che punta a ridefinire il concetto di comfort food siciliano: in via D’Acquisto ha aperto i battenti Ciuri Bottega e Cucina.

Nato dalla visione dell’imprenditore Marco Sorrentino e guidato nella gestione operativa da Michela Costanzo ed Ester Cuccia, il progetto si presenta come un laboratorio d’innovazione culinaria ben radicato nell’identità territoriale.

Le tre anime di “Ciuri”. Da sinistra: Ester Cuccia, Michela Costanzo e Marco Sorrentino

Abbiamo incontrato i protagonisti di questa scommessa per farci raccontare come nasce l’idea e cosa dobbiamo aspettarci a tavola.

Come nasce l’idea di Ciuri e quale obiettivo vi siete posti per la piazza di Monreale?
Marco Sorrentino: «Ciuri nasce dalla volontà di non proporre una semplice bottega con ristoro, ma di strutturare un vero e proprio laboratorio d’innovazione culinaria. Volevamo un luogo capace di inserirsi nel dibattito sulla rigenerazione della cucina tradizionale siciliana, offrendo una lettura contemporanea dei sapori locali attraverso una ricerca rigorosa della materia prima».

Il cuore dell’offerta è la “rosetta fritta”. Come si trasforma un formato di pane così classico in un’esperienza gourmet?
«La rosetta è un pezzo di storia della panificazione che rischiava di rimanere nell’ombra», sottolinea Ester Cuccia che poi precisa: «Riproporla in chiave fritta, con una consistenza croccante all’esterno e soffice all’interno, significa restituire dignità a un ricordo d’infanzia, elevandolo ad alto livello. Il nostro processo di lavorazione punta a ottenere uno scrigno dorato e privo di eccessi d’unto, servito caldo e farcito con abbinamenti studiati per valorizzare al massimo il contrasto delle consistenze. È la nostra vera firma».

Oltre alla rosetta, la carta propone una selezione di hamburger e panificati particolari. Qual è il legame con la materia prima locale?
«Per la carne – spiega Michela Costanzo – attingiamo direttamente alla tradizione e all’esperienza della macelleria Sorrentino. Scegliamo e lavoriamo i tagli in maniera artigianale, abbinandoli a panificati dalle lievitazioni particolari, come l’impiego del carbone vegetale. E per condire e rifinire i piatti usiamo esclusivamente l’olio extravergine d’oliva dell’azienda agricola biologica Miceli e Sensat, una realtà con anni di storia nel nostro territorio. L’olio extravergine d’oliva biologico costruisce un ponte diretto tra la nostra cucina e le produzioni agricole d’eccellenza dell’Isola».

Anche la carta dei vini sembra raccontare una storia molto precisa. Su cosa avete puntato?
«Abbiamo scelto di incentrare la cantina interamente sulle denominazioni Doc siciliane – afferma Marco Sorrentino -. Dalle bollicine dell’Etna ai vitigni autoctoni dell’entroterra, ogni etichetta è stata selezionata per offrire un abbinamento mirato, capace di sgrassare e bilanciare la struttura della frittura e la succulenza delle nostre carni».

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