
PALERMO. A Palermo il cibo non è solo gusto, tradizione e convivialità. Può diventare anche strumento di rinascita, autonomia e dignità. Lo dimostra la storia delle “Cuoche Combattenti”, il progetto di imprenditoria sociale guidato da Nicoletta Cosentino che trasforma la cucina in un laboratorio di emancipazione per donne vittime di violenza.
Nei giorni scorsi l’associazione Le Donne del Vino ha consegnato al progetto palermitano il premio “Cibo, inclusione e dignità”, nell’ambito del tema nazionale 2026 “Donne, vino e cibo”. Un riconoscimento dal forte valore simbolico, celebrato nel laboratorio di via Cluverio, a due passi dal Tribunale di Palermo, dove ogni giorno prende forma una piccola rivoluzione sociale fatta di marmellate, conserve, prodotti da forno e filiere etiche.
A ricevere il premio è stata Nicoletta Cosentino, Cavaliere della Repubblica e anima delle “Cuoche Combattenti”, realtà nata per offrire indipendenza economica e nuove prospettive a donne che hanno vissuto relazioni abusive. Il riconoscimento consiste nella “Testa di Bacco”, opera in argento cesellata dal maestro orafo Gerardo Sacco, simbolo di un impegno che supera il semplice racconto del vino e abbraccia inclusione e responsabilità sociale.
«Essere riconosciute da altre donne che conoscono le difficoltà del fare impresa e dell’impegno civile ci riempie di orgoglio», ha dichiarato Cosentino durante la cerimonia, sottolineando il valore di una rete femminile capace di sostenere chi attraversa momenti di fragilità.

Il progetto ha colpito le Donne del Vino proprio per la sua capacità di ribaltare uno stereotipo antico: la cucina, luogo storicamente associato a ruoli imposti alle donne, diventa qui uno spazio di libertà e autodeterminazione. Un “avamposto rivoluzionario”, come è stato definito dalle rappresentanti dell’associazione.
Dentro il laboratorio si produce utilizzando ingredienti locali e materie prime a chilometro zero, grazie anche alla collaborazione con la cooperativa agricola Ciauli e con diverse realtà del consumo critico e solidale del territorio palermitano. L’obiettivo è costruire una filiera corta che unisca qualità, sostenibilità e inclusione sociale.
Ogni vasetto racconta anche una battaglia culturale. I prodotti delle “Cuoche Combattenti” portano infatti etichette “antiviolenza”, con messaggi pensati per smontare stereotipi e ribadire il diritto delle donne a essere protagoniste della propria vita. Non solo gastronomia, dunque, ma anche consapevolezza sociale.

Il laboratorio organizza inoltre tirocini, percorsi formativi e degustazioni che coinvolgono studenti, turisti e appassionati di enogastronomia. Un modo concreto per intrecciare cultura del cibo, valorizzazione del territorio e impegno civile.
Il premio consegnato a Palermo da Roberta Urso e Flora Mondello, rispettivamente consigliera nazionale e delegata regionale per la Sicilia, alla presenza di Giuliano Forzinetti, assessore comunale alle Attività produttive ed economiche, ha anche un forte valore emotivo perché richiama il ricordo di Marisa Leo, impegnata in prima linea per la rinascita femminile attraverso il progetto “DxD: calici di vita” e uccisa dall’ex compagno. Un legame che rende ancora più profondo il messaggio lanciato dalle Donne del Vino Sicilia: il vino e il cibo possono diventare strumenti di relazione, cura e rinascita.
E mentre nel laboratorio si preparano confetture, conserve e dolci della tradizione siciliana, prende forma qualcosa di ancora più prezioso: la possibilità concreta di ricominciare.











