Baglio Ceuso, un luogo storico per la “casa” dei vini Tonnino 0

Tonnino

Nelle campagne tra Alcamo e Calatafimi c’è un luogo culto del vino. Qui i Florio costruirono il loro “Baglio” dedicato alla produzione di vino. All’interno dello stabilimento l’uva arrivava su carrelli rotabili che viaggiavano su binari: innovazione mai vista al tempo in cui l’uva da mosto veniva ancora trasportata sui carretti trainati dagli animali. A pochi passi da questo gioiello di archeologia industriale (che avrebbe bisogno di una grande operazione di recupero) c’è un altro tempio del vino che negli ultimi tempi ha avuto miglior fortuna e dove è nato un vino iconico del rinascimento della Sicilia eroica che porta la firma di Giacomo Tachis. Nel senso che per farlo, i fratelli Melia misero a frutto i risultati di anni di studio e di prove realizzate in Sicilia dal famoso enologo piemontese padre e inventore – tra i tanti – dei cosiddetti “supertuscans” (Tignanello, Solaia, Sassicaia). Strano ma vero, sulle colline alcamesi vocate per la produzione di bianchi, Tachis mise a punto un uvaggio per un rosso prestigioso, il Ceuso, ottenuto come blend di Nero d’Avola presente al 50%, Cabernet Sauvignon e Merlot per l’altra metà.

Baglio Ceuso e l’omonimo vino, nel 2020 sono passati di mano e sono stati rilevanti dalla famiglia Tonnino. E così il Ceuso, il prestigioso vino rosso da invecchiamento la cui produzione si era fermata nel 2012, è tornato in produzione. Prima annata in commercio 2020 e 4 mila bottiglie con destinazione i mercati internazionali (Usa in testa).

“Finalmente una cantina tutta nostra”

Con l’acquisto di Baglio Ceuso, la famiglia Tonnino (papà Benedetto con i figli Francesca e Antonino e la nuora Cristina Grillo) hanno finalmente messo a segno il loro sogno: possedere una cantina dove potere lavorare non solo le uve delle campagne di Alcamo, ma anche quelle già “presenti in portafoglio” da decenni (lascito del nonno materno) e che si trovano nella Valle del Belìce a Poggioreale e Contessa Entellina. In tutto 120 ettari tutti in biologico da cui si ricavano in totale 150 mila bottiglie distinte in dieci etichette in prevalenza destinate al mercato estero.

Obiettivo 500 mila bottiglie

Ma le potenzialità dell’azienda Tonnino sono decisamente maggiori anche in considerazione dei nuovi impianti messi a dimora nella vigna di Alcamo e che entreranno in produzione nell’arco di un paio d’anni. «Pur rimanendo artigiani del vino – ha detto Antonino Tonnino durante l’apertura al pubblico del baglio in anteprima alla stampa di settore – vorremmo arrivare produrre 500 mila bottiglie».

Ma cosa significa artigiani del vino? Risponde l’imprenditore vitivinicolo: «Per me significa rimanere fedele alla terra e ai suoi valori. Coltiviamo in biologico e guardiamo con un occhio attento alla sostenibilità». L’azienda, infatti, ha aderito al programma SOStain dell’omonima fondazione promossa da Assovini e Consorzio Doc Sicilia e ha realizzato un impianto fotovoltaico da 50 Kw sul tetto del baglio, invisibile, ma molto efficiente che rende l’azienda totalmente autosufficiente dal punto di vista energetico.

Antonio Tonnino

«Per noi, operare in biologico non è un punto di arrivo, ma lo consideriamo una precondizione. Per questo siamo aperti alla sperimentazione continua di nuove buone pratiche agricole», spiega Antonio Tonnino. Molto attuale, in tempi di siccità, ad esempio, è quella finalizzata a contenere i consumi irrigui. La partnership di ricerca con l’Università di Palermo ha condotto all’introduzione dell’analisi dello stress idrico dalle foglie per determinare con la massima accuratezza possibile i volumi d’acqua da somministrare alle piante durante l’irrigazione di soccorso. Ma c’è anche l’introduzione degli antagonisti naturali e autoctoni per contrastare lo sviluppo della cocciniglia e l’utilizzo della cera d’api per stimolare le autodifese della vite.

L’enoturismo di casa Tonnino

I Tonnino si sono aperti proprio in questi giorni all’enoturismo. Il viaggio comincia, se si vuole, tra le vigne per continuare in cantina tra le storiche vasche in cemento e le botti in legno, dove il vino matura con cura. Si prosegue con un percorso all’interno della splendida sala degustazione ricavata in un’ala del baglio che di recente è stato oggetto di restyling.

Su prenotazione, poi, è possibile degustare i vini abbinamento a preparazioni gastronomiche studiate ad hoc e realizzate da una piccola brigata capeggiata dallo chef di Rosmarina, un noto e apprezzato locale della vicina Castellammare del Golfo. Infine una puntata al wine shop aziendale per gli immancabili acquisti che a cura dell’azienda possono essere recapitati direttamente a casa propria.

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