Eroico in Valdobbiadene, la cantina Andreola punta sulle “Rive” 0

PALERMO. Un viaggio tra diverse “Rive”, ovvero le sottozone più vocate e ripide della denominazione Valdobbiadene Docg, che raccontano il legame profondo tra vino e territorio. Lo ha proposto nei giorni scorsi alla stampa specializzata palermitana la casa vinicola Andreola di Col San Martino, nel comune di Farra di Soligo, sulle Dolomiti bellunesi. 

Durante un press lunch organizzato a Mondello da “Badalamenti Cucina e Bottega” il titolare, Stefano Pola, e l’enologo Mirco Balliana, hanno raccontato stile, territorio e visione produttiva della cantina Andreola. Al centro il Valdobbiadene Docg con le sue 43 sottozone delle “Rive” e il modo in cui una cantina storica riesce a interpretare il Prosecco Superiore con identità e precisione: da un lato la tradizione consolidata del Valdobbiadene Docg, dall’altro una visione più ampia che guarda alla montagna e a nuove interpretazioni del vino che nasce sempre da una viticoltura “eroica”. Una viticoltura che viene praticata su pendi molto scoscesi in alcuni casi anche superiori all’80 per cento dove tutte le lavorazioni sono fatte a mano e per il trasporto dell’uva si fa ricorso alle carrucole. Non a caso si parla di vino letteralmente “fatto a mano”.

Stefano Pola (a sinistra) e Mirco Balzana

Stefano Pola, oggi alla guida della cantina Andreola, realtà che rappresenta uno dei riferimenti del Valdobbiadene Docg, è cresciuto tra i filari e negli anni ha sviluppato un approccio che mette al centro il rispetto dell’uva e del territorio, con l’obiettivo di valorizzare le caratteristiche specifiche delle diverse Rive.

Accanto alla produzione nel cuore del Prosecco Superiore, la cantina Andreola ha avviato anche un progetto di viticoltura di montagna in Valbelluna (nelle Dolomiti bellunesi), dove a circa 650 metri di altitudine nascono vini che interpretano in modo diretto l’ambiente alpino. Qui la viticoltura si confronta con condizioni più estreme: suoli calcarei di matrice dolomitica, forti escursioni termiche e un clima montano che richiede grande precisione agronomica.

Il risultato è una linea che punta su freschezza, verticalità e identità territoriale, con varietà come Chardonnay e Pinot Nero per gli spumanti Metodo Classico e Riesling Renano e Traminer Aromatico per i vini fermi. Una sfida produttiva che dimostra la volontà di esplorare nuovi territori senza perdere di vista l’identità aziendale.

La degustazione dei vini della cantina Andreola si è aperta con un tris di assaggi che già dichiarava l’intenzione dell’incontro: giocare su equilibrio e contrasti.

In tavola una mini arancina al nero di seppia, una crocchetta di crostacei e un crostino di pane sfogliato al burro con stracciatella e gambero rosso. Piatti intensi ma eleganti, accompagnati da una selezione di Extra Brut Andreola: 26° I Rive di Col San Martino, Aldaina al Mas Rive di Guia e Marna del Bacio Rive di San Pietro di Barbozza. Tre interpretazioni diverse dello stesso territorio, accomunate da un profilo teso, preciso, con una bollicina fine che pulisce il palato e sostiene la struttura dei piatti.

Il primo piatto, un fusillone con salsa al datterino giallo e bottarga di tonno rosso, ha trovato un equilibrio perfetto con il Col del Forno Rive di Refrontolo Valdobbiadene Docg Brut. La freschezza del vino e la sua componente minerale hanno accompagnato la sapidità della bottarga e la dolcezza del pomodoro, dimostrando ancora una volta la grande versatilità gastronomica del Valdobbiadene.

Per il secondo piatto la cucina ha scelto un filetto di baccalà portoghese in olio cottura con salsa pil pil al finocchio e friscous. Un piatto delicato ma complesso, giocato sulle consistenze e sulle sfumature aromatiche del pesce. L’abbinamento è stato affidato al Mas de Fer Rive di Soligo Valdobbiadene Docg Extra Dry, vino che ha messo in evidenza una maggiore rotondità e una piacevole morbidezza, capace di accompagnare la struttura del piatto senza sovrastarlo.

Il finale, affidato a un cannolo scomposto ha trovato il suo compagno nel Vigna Ochera Rive di Rolle Valdobbiadene Docg Dry, che con le sue note più morbide e fruttate ha chiuso il percorso con equilibrio e leggerezza.

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