Santo Stefano Quisquina, “Città del Formaggio” che non t’aspetti 0

Santo Stefano Quisquina (AG) È una delle “Città del Formaggio” insignite dall’Onaf, l’organizzazione nazionale assaggiatori di formaggio. L’importante riconoscimento premia la qualità delle produzioni e il valore della cultura casearia locale. A fregiarsi di questo titolo è Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento, dove il 30 e il 31 maggio si è svolta la “Sagra del Formaggio e dei Prodotti Tipici Quisquinesi”, quest’anno arrivata all’edizione numero 24. 

La manifestazione è stata un ottimo pretesto per scoprire quanto c’è di buono e di bello a Santo Stefano Quisquina, comune rurale nel cuore dei Monti Sicani. 

Al di là dei momenti clou della sagra, ovvero la dimostrazione della quagliata della ricotta – sempre momento di grande richiamo per chi arriva dalla città – e i cooking show di Valeria Raciti chef siciliana diventata famosa dopo la partecipazione a Masterchef, da sottolineare la presenza di produttori del territorio con diversi tipi di formaggi e prodotti tipici e la presentazione del progetto “Rete dei 5 Sensi”, un patto di cooperazione interterritoriale nato per valorizzare i prodotti agroalimentari locali, promuovere le identità territoriali e creare connessioni tra produttori, comunità e realtà del territorio. “La rete – Désirée Li Bassi della Cooperativa di Comunità Identità e Bellezza promotrice del progetto – nasce per raccontare i territori attraverso le loro eccellenze identitarie, ma soprattutto attraverso le persone che ogni giorno custodiscono saperi, tradizioni e produzioni di qualità. La box dei 5 sensi e le esperienze gastronomiche che abbiamo presentato durante la sagra, rappresentano soltanto il primo passo di un percorso più ampio che punta a trasformare prodotti, paesaggi e comunità in occasioni di incontro, conoscenza e crescita”.

La sagra quisquinese è stata l‘occasione per mostrare ai visitatori un territorio in cui natura, cultura e tradizione convivono in modo autentico, dando vita a un patrimonio ricco di storia, saperi e identità. Il borgo, infatti, conserva ancora oggi il legame profondo con le sue radici, tra paesaggi incontaminati, percorsi naturalistici e una comunità che custodisce e tramanda nel tempo le proprie tradizioni.

I boschi e i pascoli che caratterizzano il territorio di questa comunità della provincia di Agrigento che conta circa 3 mila abitanti e fa parte del Distretto Rurale di Qualità dei Sicani, costituiscono la solida base territoriale di un’economia basata sulla zootecnia e in particolare sull’allevamento della pecora da latte mantenendo in vita un’antica tradizione in un’attività che taluni definiscono “sintesi perfetta tra economia e territorio”.

La sagra, con la celebrazione delle eccellenze agroalimentari locali e il lavoro di produttori e artigiani che, con passione e dedizione, mantengono vive tecniche e conoscenze legate alla tradizione casearia, è un momento in cui il paese si trasforma: le strade si animano, i profumi raccontano storie di pascoli e lavorazioni antiche, mentre visitatori e comunità si incontrano in un clima di condivisione e partecipazione.

La grotta della Santuzza

Chiusa la sagra, però, non si esaurisce l’interesse per un territorio che offre altre numerose occasioni di ricerca e scoperta. Per i palermitani, in particolare, Santo Stefano Quisquina dovrebbe essere una meta obbligata come – lasciatemi passare il paragone forzato – per i musulmani è la Mecca. In un piccola grotta all’interno del bosco della Quisquina, infatti, trovò rifugio Rosalia Sinibaldi quando, appena dodicenne, fuggì dal palazzo di famiglia per evitare le nozze combinate dal padre. Secondo la leggenda, nell’angusto antro della Quisquina, la patrona di Palermo visse per ben dodici anni (difficile crederlo) a cui seguirono poi gli anni passati sul Monte Pellegrino.

La visita alla grotta, comunque, è solo una parte del lungo e storico percorso che si può seguire nel bosco della Quisquina e in particolare nell’eremo che nel XVII secolo venne costruito a protezione della grotta della “Santuzza” palermitana: visitabili le cellette, la camera del principe di Ventimiglia, il refettorio, la cucina, la chiesa, la cripta dove venivano sepolti i frati e uno spazio espositivo dove al momento la Fondazione Orestiadi di Gibellina ha realizzato la mostra di arte contemporanea intitolata “Trame Mediterranee”.

Tappa obbligata il Tempio di Andromeda

Chi si reca a Santo Stefano Quisquina non può mancare l’appuntamento con il teatro di Andromeda che da solo vale il viaggio. Il momento più bello per visitarlo è il tramonto (probabilmente anche l’alba, ma a quell’ora il sito è chiuso).

Il sito, realizzato poco per volta nel corso di diversi decenni dal pastore e artista autodidatta Lorenzo Reina che è deceduto di recente, ha un che di soprannaturale e sprigiona una forte energia che trasmette a chi si trova in quei luoghi misteriosi e allo stesso tempo meravigliosi.

L’occhio spazia su panorami dalla natura ricca e prorompente e l’animo si rinfranca, cancellando paure, rimorsi e rimpianti. Se siete alla ricerca di un luogo ancora capace di emozionarvi, siete nel posto giusto. Lo capirete ancora meglio quando il figlio di Lorenzo Reina vi proporrà un aperitivo accompagnato da un “tagliere” campagnolo. Consumarlo al crepuscolo sotto le fronde di un vecchio olivo vale più di cento Spritz bevuti in piedi tra la folla che si accalca davanti a un anonimo – anche se alla moda – bar cittadino.

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