Lunedì 28 Settembre 2020

Nasce “M NR L”, il nuovo Syrah di Alessandro: il “codice” di una perfetta valorizzazione ed identificazione del territorio

  • 22/10/2019 - 08:28
  • Wine&beer
  • Marcello Malta
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CAMPOREALE (Pa). Piace ai consumatori, ai giornalisti, ai wine-lovers. È una sana linfa quella che la pervade e che la rende trasversale, fruibile a tutti, a perfetta misura di persona. Un’azienda che ha sempre avuto il senso della misura, mai pompando esageratamente nulla e mai distorcendo il senso di percezione della realtà, ma sempre utilizzando buonsenso attraverso la politica dei piccoli passi per crescere ed affermarsi, collocandosi, sin da subito, tra le boutique-winery con una personalità davvero dirompente. Stiamo parlando dell’azienda Alessandro di Camporeale, ad oggi alla quarta generazione coi cugini Anna, Benedetto e Benedetto. Passione e lavoro di uomini che hanno scommesso in primis su se stessi, attraverso un progetto imperniato sulla qualità di prodotto e sul metodo di coltivazione biologica, con l’intento assoluto di far esprimere ai vini anima ed identità.

Carattere di territorio

Oggi Alessandro si trova in una collocazione di mercato vantaggiosa ed appetibile, grazie ai vini di carattere che sono espressione felice di un territorio consacrato alla viticoltura. I risultati commerciali sono encomiabili, godono di uno sfavillio straordinario e pongono l’azienda a campione di riferimento. Territorio benedetto, dicevamo. È proprio questa la mission oggi. Quella della valorizzazione di esso attraverso la rivalutazione della denominazione. «Camporeale ricade tra le Doc Alcamo e Monreale - dice Benedetto Alessandro, responsabile marketing. Entrambe fin oggi non hanno afferito grossi sviluppi e potenziamenti. Si va facendo forte, invece, la consapevolezza di ottimizzazione viste le tante varietà utilizzate nel Camporealese. C’è in atto, per questo, un progetto di rivalutazione, ossia quello di portare da dieci a quattro i vitigni (Catarratto, Inzolia, Perricone e Syrah, ndr.), così da concentrarci nello specifico sugli autoctoni, comunicandoli in modo avveduto».

"M NR L", segno distintivo di una denominazione

Ed ecco che viene fuori a tal proposito il frutto di un progetto di studio che dura da anni. Un disegno che darà lustro e propagazione culturale al territorio. Una bottiglia di Syrah che segnerà il passo per questo areale. Un cru che avrà i contorni della perfetta identificazione della personalità della famiglia Alessandro con la loro collocazione geografica. «Dobbiamo mettere in risalto il territorio – continua Benedetto - credendo fortemente nella zonazione. Amarone, Barolo e Brunello sono conosciuti per il loro territorio. Monreale dovrà nel tempo essere la stessa cosa». Un Syrah che avrà la denominazione nel nome stesso e che avrà la menzione del vitigno nel retroetichetta. Con la singolarità della mancanza delle vocali. “M NR L”, nello specifico con distanza spaziale doppia tra la “R” e la “L”, quasi ad aspettare tempi migliori (nel 2022 sarà possibile la menzione in etichetta che, nel caso specifico, riguarderà l’annata 2019) in cui sarà possibile inserire la “O”, la “A” e le due "E". Sempre “Vigna di Mandranova” a corredo, a specificarne la provenienza.

Cru di struttura, freschezza ed eleganza

Dopo i cru di Catarratto e di Grillo, arriva sul mercato anche quello di Syrah. Le uve stanno a 360 metri slm, dove si stende un vigneto di quasi un ettaro che guarda a Nord-Est. Appezzamento molto fresco e ventilato, in cui il sole penetra con i suoi raggi solo nelle prime ore della giornata. Peculiarità, queste, che in bottiglia coniugano struttura, freschezza ed eleganza. Tutte carte vincenti, queste, figlie di una Sicilia caleidoscopica, piccolo continente irripetibile al mondo per condizioni pedoclimatiche, che fa risaltare indiscutibilmente l’importanza di un territorio al di là del concetto di etichetta o di brand.

Per arrivare a degustarlo in anteprima, gli Alessandro hanno la genialità di costruirgli attorno un percorso di arrivo. Un tappeto rosso a cinque tappe costellato da annate vecchie e nuove di Kaid (2001, 2007, 2014 e 2016). Un meraviglioso incedere lento e compassato verso quello che sarà il re del territorio, una sorta di – concedetemelo – SuperKaid. Tre esposizioni differenti sulla vigna di Mandranova, quelle del Kaid, che donano peculiarità differenti, assemblando le quali si riesce a bilanciare tutto perfettamente. Forti escursioni termiche tra giorno e notte, grande sviluppo di aromi. Fino al 2012 il vino fa maturazione in barrique. Poi dal 2013 la svolta: 12 mesi, ma solo tonneau grandi. Poi almeno 6 mesi di bottiglia. Questo Syrah segue negli anni un andamento a fisarmonica. Ottimo dall’uscita fino ai due anni, poi scende un po’ per riprendere la sua marcia dai quattro anni in poi. Kaid 2001 Ha 18 anni sulle spalle e alla cieca mai lo diresti. La terzializzazione c’è, ma è solo compendio all’integrità di frutto composto e ad una acidità ancora sorprendente. Carruba, sigaro, porcini, cioccolato fondente, oli essenziali di arancia e una macchia mediterranea che, fusa nel balsamico, ti esalta la bocca. Talmente ottimo da essere imbarazzante. Kaid 2007 Tanta stima. Perché fu il primo anno di peronospora in Sicilia e le uve subirono un diradamento naturale, oltre che rese bassissime. Mora, prugna, cannella, liquirizia, tamarindo, arancia sanguinella e quel tocco magico che ricorda la finezza del Cointreau regalano un vino di godibilità e classe. Rispetto alla 2001 sembra “crudo”. Ha tannino vigoroso e uno scoppiettante carattere fascinoso. Dirompente. Kaid 2014 Annata fantastica, forse un pelino calda. C’è il cambio di filosofia: da barrique a tonneau. E si sente. Note odorose levigate, sistemate. Forse troppo presto dipinta come una grande annata quando non lo era ancora. Lo è, invece, adesso e mostra un gentile equilibrio con una frutta rossa più matura, poi inchiostro, erbe aromatiche e sensazioni ematiche. Una lieve sensazione calorica. Un tannino sempre marcato, ma levigato. Kaid 2016 Annata senza piogge, temperature basse, notti fresche. Ancora giovane, ma rilevante in potenza. Invadenza del legno è solo accessoria. Frutta rossa e pepe nero fresco in evidenza. Sanguigno e polveroso. La bocca spinge, punzecchia. Tannino vigoroso. Diventerà “famosa”. “M NR L” Vigna di Mandranova 2016 Esposizione del vigneto e struttura del terreno, ricchissimo in argilla, sono elementi chiave che afferiscono al vino una sorta di magico equilibrio, oltre che struttura, potenza, bevibilità ed eleganza. È autorevolezza e piacevolezza al contempo. Sono pochi i vini in cui insieme puoi enumerare questi fiori all'occhiello. Struttura e freschezza camminano a braccetto. Non più 12 come i fratelli, ma sono 14 i mesi in tonneau. Questa maturazione in legno lo arricchisce poi di sentori complessi ed eleganti. Una gentile speziatura e profumi intensi di ginepro, rabarbaro e liquirizia puntellano il corredo aromatico. La bocca si apre con potenza e ampiezza. Il tannino, fitto e composto, allunga il sorso. Chiude un finale leggermente salino che rimanda ai capperi. Energico. Maiuscolo. Debordante. Appagante. È vero, ancora è scontroso e preferisce che gli si dia del "Lei", che gli si porti il rispetto dello sconosciuto. Non dà molta confidenza. Ma credete ciecamente in lui quando all'assaggio ne resterete colpiti e ve ne innamorerete per la sua energia, per la sua regalità da sovrano. Non domandategli nulla. Osate e basta. Gli sarete riconoscenti in silenzio. Degustatelo anche tra vent'anni.

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