Venerdì 30 Ottobre 2020

Fazio e Doc Erice: il profondo legame che armonizza vitigno e territorio

  • 19/09/2020 - 08:05
  • Wine&beer
  • Marcello Malta

FULGATORE (Tp). È forte, fortissimo il legame di Casa Vinicola Fazio alla Doc Erice. Un sano e vigoroso senso di appartenenza che lega a doppio filo i vigneti della cantina di Fulgatore ad un territorio storico, che risente della straordinaria influenza da Nord e da Ovest del mare distante davvero pochi chilometri. Un areale di grande importanza vitivinicola per l’intera provincia di Trapani, che probabilmente meriterebbe molto più del lustro ad esso riservato dagli addetti ai lavori.

«Essere nella Doc Erice è per noi motivo di grande orgoglio –sottolinea Lilly Fazio, produttrice e manager dell’azienda. È un valore aggiunto che ci regala ottimismo verso il futuro e che passa dalla valorizzazione dei vigneti più longevi, fino ad arrivare alla sperimentazione del binomio vitigno-terroir, anche attraverso focus sul recupero di vitigni reliquia, come ad esempio la Lucignola. Il nostro impegno è valorizzare il patrimonio vitivinicolo di questa storica Doc siciliana».

La Doc Erice ottiene il riconoscimento della denominazione nell’ottobre del 2004. L’utilizzo della menzione geografica Erice ripone le basi nell’influenza e nella superiorità socio-politica che, oltre otto secoli fa sotto Federico II, la cittadina aveva sui territori alle pendici dell’omonimo Monte, da sempre dediti all’agricoltura. E la presenza di numerosi bagli e relativi palmenti, torchi e botti è l’attuale testimonianza che la tradizione enologica in questi territori è sempre esistita.

Straordinaria la qualità delle uve 2020 che hanno subito una leggera crescita produttiva rispetto all’annata precedente. Tutto a vantaggio di aromi e profumi per i vini bianchi e di longevità per i rossi. Piovoso e freddo quello del 2019, quello appena trascorso è stato un inverno mite, con un generico aumento delle temperature medie, scarsa piovosità e ricchezza di sole. In primavera qualche pioggia tardiva ha costretto ad un posticipo di circa due settimane i raccolti nella Doc Erice. «È stata una vendemmia abbastanza regolare - dice Giacomo Ansaldi, enologo, studioso di genetica dei vitigni e socio di cantina - e di grande qualità. Ci sono grandi premesse per i vini che verranno. Sicuramente la migliore vendemmia degli ultimi cinque anni».

Vendemmia 2020 che nella Doc Erice ha avuto inizio a fine luglio per le basi spumante di Grillo, Catarratto, Chardonnay e Müller-Thurgau, e che è in dirittura d’arrivo in questi giorni coi rossi, che manifestano eccellenza nel loro stato fitosanitario. Già raccolti Merlot e Syrah, restano da ultimare i vitigni più tardivi di Cabernet Sauvignon e di Nerello Mascalese, quest’ultimo al debutto in veste rosa e bollicine in un’accattivante versione Extra-Dry decisamente parecchio piacevole.

Tra gli autoctoni bianchi è il Grillo a manifestare un ormai quasi glorioso senso di appartenenza al suo terroir di origine, esprimendo completezza aromatica insieme a vigorosa verticalità, presagita anche tra gli assaggi delle basi spumante, di default molto più acide di un vino pronto. Peculiarità queste che negli ultimi anni hanno rinforzato la collocazione di questo giovane vitigno di quasi un secolo e mezzo di età, figlio di Catarratto e Zibibbo, attribuendo ad esso non più solo le vesti di una varietà massiva e ossidativa, destinata esclusivamente alla composizione del Marsala, ma anche quelle di un assetto identitario di un territorio attraverso le sue versioni non fortificate da pasto.

Conferme indiscusse restano Catarratto, Müller-Thurgau (ben espresso in queste colline, nonostante le origini altoatesine), Syrah e Nero d’Avola. Quest’ultimo da lodare attraverso una straordinaria espressione di un totem enologico targato Casa Vinicola Fazio: il Pietra Sacra Riserva 2013. Elegante sfaccettatura del vitigno rosso principe siciliano, subisce un élevage in barrique di Allier-Tronçaise per 24 mesi e rimane in bottiglia per ancora almeno un anno. Raffinatezza e suadenza insieme tra i suoi profumi di frutti di bosco fusi in perfetto equilibrio con eleganti note di tabacco, cioccolato fondente, pepe nero e liquirizia. Beva appagante dalla lunga persistenza aromatica. Maiuscolo, ma distinto.

Come il fratellastro, Pietra Sacra Riserva 2000, conservato in magnum, non più Nero d’Avola, ma Cabernet Sauvignon, gentile omaggio al fu presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi quando andò in visita alle cantine. Vent’anni di longevità e classe non comune tra i vini siciliani.

 

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