Martedì 29 Settembre 2020

Crisi Covid-19, è il vino il comparto più colpito. Intervista al produttore siciliano Benedetto Alessandro

  • 24/04/2020 - 07:11
  • Wine&beer
  • Marcello Malta
https://www.orogastronomico.it/immagini_news/09-06-2020/crisi-covid-vino-comparto-colpito-intervista-produttore-siciliano-benedetto-alessandro-600.jpg

Dai 2 ai 2,5 miliardi di euro. È questa la ripercussione economica dell’assenza di vendita diretta nelle aziende vinicole italiane, tenendo escluse le circa 8 mila cantine atte a fornire anche hospitality.

A rischio migliaia di posti di lavoro

Prendendo spunto da quanto detto all’Ansa qualche giorno fa da Donatella Cinelli Colombini, prima promotrice del turismo del vino in Italia, artefice di Cantine Aperte e presidente delle Donne Del Vino, che ha fatto il punto sugli effetti del virus e sulle cantine che perdono introiti e posti di lavoro, c’è da denunciare che le 25 mila aziende enologiche italiane aperte al pubblico danno lavoro a 30 mila dipendenti stagionali addetti all'enoturismo, oltre al personale a tempo indeterminato. Tutte persone che potrebbero perdere il lavoro.

La Natura va avanti

L’arresto di molti degli ordini sul canale Ho.Re.Ca., poi, sta originando gravi ammanchi di incassi sulle gestioni ordinarie delle aziende. Tuttavia la Natura non può fermarsi e la vigna non può di certo essere abbandonata a se stessa. Un effetto, questo, che avrà sonanti ripercussioni sull’intera filiera produttiva del vino, da sempre negli anni orgoglio italiano, specie se a questo “dramma” aggiungiamo le lentezze della burocrazia di Governo e dei suoi interventi pubblici. Dicevamo dramma. Per i produttori, i quali in questo momento vedono affievolirsi gli sbocchi di mercato e presagiscono gli imminenti cambiamenti sociali del quotidiano vivere. Un duro colpo per un settore da un lato abituato e fortificato alle imprevedibilità della Natura, ma che dall’altro s’è trovato “nudo” di fronte alla fragilità dell’uomo al cospetto di una forza oscura e imprevedibile. Diceva Albert Einstein: «La creatività nasce dall’angoscia; nella crisi nascono le inventive, le scoperte, le grandi strategie». In Italia, e in particolar modo al Sud, in Sicilia, manca quella spinta, quello scatto da velocista che acconsentì, ad esempio, al Miracolo Economico del Dopoguerra per l’Italia. Il Coronavirus, come ottanta anni fa la Guerra, il pretesto attraverso il quale traghettare verso situazioni migliori? Lo dirà solamente il tempo. Ma parliamo al presente. Quali gli interventi e le soluzioni per portare un po’ di aria pulita all’interno di un comparto da un paio di mesi asfissiato? Quali le prospettive e quali gli auspici? Abbiamo provato a chiederlo a un volto noto del mondo del vino siciliano: Benedetto Alessandro, responsabile marketing della cantina Alessandro di Camporeale. Benedetto, la frenata è stata brusca per tutti. Laddove sia possibile, il lavoro in Italia può essere svolto da casa. Lo smart working applicato al vino funziona? Come lo vedi? Lo smart working si può applicare alle attività amministrative, in parte anche alle attività commerciali, promozionali, ma è chiaro che il lavoro in campagna e cantina continua. Averlo applicato comporterà sicuramente degli stravolgimenti futuri ai metodi quotidiani fino a prima del virus. Eccezion fatta per le enoteche, i canali Ho.Re.Ca. sono praticamente chiusi. Com’è la situazione di mercato? Intendo quello interno e verso l’Estero. Per la nostra azienda, ad esempio, il 90% della nostra produzione è diretto ai canali Ho.Re.Ca., mentre solo il 10% a privati e piccoli punti vendita specializzati. Quel 90% al momento è bloccato. È aumentata leggermente l’attività con i privati, ma è irrilevante, come capirete bene, rispetto al fatturato. Con l’Estero si lavorava ancora nei primi giorni italiani di lockdown, poiché l’allarme pareva non essere ancora arrivato. Due settimane dopo, lo stop per tutti. In sintesi, i numeri totali sono davvero molto piccoli. Le stagioni e la viticultura vanno avanti, non c’è nessun Dpcm che possa arrestarla. Le produzioni caleranno o si attesteranno sempre sui quantitativi degli anni precedenti? Che soluzioni adotterete? Posso solo dire che la Natura fa il suo ciclo. Per qualcuno può essere utile qualche incentivo sulle vendemmie verdi o sulla distillazione. La vigna non è un’industria per la quale l’uomo può modulare a piacimento i numeri. Le produzioni caleranno solo di poco, ma le uve andranno vendemmiate tutte. L'intenzione, già in atto peraltro, è quella di non imbottigliare subito tutta la nuova produzione. Faremo dei lotti di imbottigliamento scaglionati, man mano che ce ne sarà l'esigenza. E comunque dipenderà da come evolverà nel breve termine la situazione. Quanto durerà la crisi e quali gli effetti sul breve e sul lungo termine? La crisi continuerà ben molto dopo la fine del lockdown. Resta il punto interrogativo di quando apriranno i ristoranti e soprattutto con quali regole. Il turismo, ad esempio, si è bloccato e le prenotazioni tutte disdettate. Hotel chiusi. Anche se apriranno, il turismo non si recupererà facilmente. Questo influisce anche sul mercato del vino. Quali sono le misure, tenui o drastiche, da adottare affinché il vino in Sicilia ritorni sulla retta via che stava percorrendo fino a qualche settimana fa? Parlando per i grandi volumi, le politiche che potrebbero in parte risollevare, ad esempio, sono il controllo della produzione con incentivi su potatura verde. Per le piccole aziende tutto dipende dalla liquidità: quando girerà per loro sarà tutto a cascata. Per le aziende più grandi, invece, sarebbe auspicabile un viraggio della produzione verso la distillazione, sotto incentivi ovviamente, che ti permettono di diminuire l’offerta di mercato, cercando di raggiungere l’equilibrio tra domanda e offerta che c’era prima della crisi. Se avessi a disposizione un virus "benigno" da utilizzare a vantaggi del comparto vino in Sicilia, che benefici dovrebbe apportare? Per la Sicilia mi auguro una velocissima ripresa lavorativa. Tutti gli ingranaggi devono funzionare. Se se ne rompe anche solo uno, tutti gli altri ne subiscono le conseguenze. Sarebbe perfetto se si raggiungesse quel punto di equilibrio a cui accennavo prima, dimodoché non ci siano riduzioni forzate di volumi conseguenti a minori richieste. Le piccole e le grandi cantine non sarebbero, così, costrette, a svendere il loro prodotto presso i propri clienti, senza influenzare, di conseguenza, l’intero mercato del vino. In questo modo si ritornerebbe, seppur lentamente, alla normalità.

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