Martedì 29 Settembre 2020

Casa Grazia, quando l’amore per il vino di Sicilia ha la firma della sensibilità di una gentildonna

  • 08/09/2020 - 09:38
  • Wine&beer
  • Marcello Malta

GELA (Cl). Il territorio è uno di quelli sotto incantesimo. Un paesaggio meraviglioso, paradisiaco, quasi bucolico, in cui il tempo sembra essersi arrestato e in cui le vigne disegnano le radiose e vivide geometrie irregolari del panorama di una Sicilia espressiva. Siamo nella riserva naturale orientata del Lago Biviere, area protetta nel comune di Gela dal 1997, luogo intessuto di miti antichi e credenze popolari, e l’azienda vinicola è quella di Casa Grazia.

È qui che si modella il desiderio di una donna innamorata della sua terra. Una donna sognatrice ad occhi aperti. Una donna elegante, gentile, raffinata. Giusto come i suoi vini. Maria Grazia Di Francesco Brunetti è proprio così. Costante e paziente curatrice delle sue vigne, riversa con purezza d’animo tutta la sua sensibile personalità esprimendo l’identità di una Sicilia autentica, affascinante e ancorata a prìncipi intramontabili.

«Fare vino – dice Maria Grazia - è un tuffo nella bellezza di questo territorio che è sempre riuscito a superare le difficoltà e a riproporsi con grande naturalezza a chi ha occhi e pazienza per osservarlo. Mi sento così, figlia grata che oggi partecipa alla rinascita di una terra che ha tanto da esprimere».

Una concezione, quella per la viticultura, che s’impernia su una tradizione contadina longeva, quella della famiglia Brunetti, che affonda le sue radici nei primi anni del ‘900. Maria Grazia sposa il progetto del marito Angelo, diventa imprenditrice, donna di vigna e ambasciatrice della cultura di Sicilia. Uve in produzione sin dagli anni ’80, è l’annata 2005 che marca l’inizio di una meravigliosa avventura: prende vita, infatti, il progetto Casa Grazia e viene imbottigliato il primo vino.
Una viticoltura moderna con un occhio alle antiche tradizioni di questo territorio, dove a regnare è il microclima costiero, sempre condizionato dalla materna presenza del Lago Biviere.

Sono 50 gli ettari vitati che oltre della frescura del lago godono dell’influenza del mare poco distante. Grillo, Moscato, Frappato e Nero d’Avola sono l’anima più genuina e autentica. Syrah e Cabernet Sauvignon, coniugati in accezione identitaria siciliana, corredano il paradigma dei vitigni.
Uno spumante rosato, due bianchi e cinque rossi. Il papà è quel talento di Tonino Guzzo, enologo di fama nazionale, pioniere del rinascimento del vino sull’Isola e creatore di tante perle dell’enologia regionale. Tonino tifa autoctono e per lui il vino uguale territorio. Tra le sue genialità ha anche quel “tocco magico” di saper riuscire ad esaltare il patrimonio naturale racchiuso dentro i monovarietali siciliani.

Niente pratiche dannose, solo antiche azioni perpetrate dalla tradizione che curano e assecondano l’emersione del valore. Il 2020 è l’anno della certificazione “bio”, cartina al tornasole del contributo di Maria Grazia verso la qualità e la sostenibilità di questo areale di Sicilia
Otto i vini, dicevamo. Stillano tutti un assennato equilibrio tra carattere ed eleganza, tra suadenza e verticalità. Abbiamo assaggiato l’ultima annata in corso dello spumante, del Grillo e del Moscato, del Frappato e anche di una chicca di qualche anno prima.

“Euphorya” Frappato 2019. È brut rosé da Metodo Charmat per preservare aromi floreali e fruttati del Frappato. Finemente realizzato, racchiude fragranza e franchezza del vitigno. Perlage croccante, resistente. Al naso sprigiona note di rosa rosa, melagrana, di pepe rosa, di fragolina di bosco, di lampone succoso e di – come piace dire a Maria Grazia stessa – di azzeruolo, piccolo frutto simile a una mela tra l’acidulo e il dolciastro. La bocca è vivace e dinamica. Freschezza e frutto sono i suoi tratti distintivi. Una bollicina esuberante che rivela raffinatezza, proprio come la sua produttrice. Abbiatene una sempre in frigo. Si abbina perfettamente alla vostra estate.

“Zahara” Grillo 2019. A fare i pignoli qualcuno direbbe che il Grillo è di razza se proviene dal Trapanese e dell’Agrigentino. Ma qui ne troviamo una sorprendente eccezione. Fa solo acciaio. Calde ed intense le sue nuances di fiori gialli, di pesca bianca e di melone giallo, le sue note agrumate e tropicali come cedro e passion fruit. Gentili i ricordi di macchia mediterranea di salvia e ortica, così come quello di anice stellato. In bocca è davvero interessante. Se da un lato manifesta intensità, calore e frutto, dall’altra è sorretto da freschezza, aromi citrici e croccantezza. Vince in equilibrio e piacevolezza. Lo griffa una impercettibile sfumatura amarognola che ricorda il caucciù.

Caprini, salumi non stagionati, linguine triglie e finocchietto, bucatini con sarde, scaloppine al limone. Le idee dove “piazzarlo” sono tante.
“Adorè” Moscato 2019. È l’incarnazione liquida di come vorresti che fossero i Moscato secchi. Niente stucchevolezza di profumi, niente ridondanze oltremodo grasse ed eccessive. Questo Moscato Bianco ha un elegantissimo equilibrio che custodisce la pelle e l’anima della nostra viticultura.

Delicato, gentile ai profumi. A prima olfazione senti tutta la Sicilia: scorze di limone, di cedro e d’arancia. Poi ancora gelsomino, rosa delicata e zagara si avvicendano con le sensazioni di salvia, di zenzero e di zucchero a velo. Palato gentilmente morbido. Freschezza e sapidità gli regalano una vibrante persistenza. Un vino disarmante, dall’aromaticità affascinante, senza eccessi. Un Moscato che avvolge e travolge. Come pochi, pochissimi davvero. Cous cous di pesce, risotto allo zafferano, ostriche, gamberoni al curry in salsa agrumata. Oppure come aperitivo con mandorle e pistacchi salati.

“Laetitya” Frappato 2019. È il più godibile dei vitigni rossi siciliani. Un piacere degustarlo in estate, soprattutto se lo “abbatti” di 2 o 3 °C rispetto alla naturale temperatura di servizio (che è di 12-14 °C, ndr). Versatilità e duttilità grazie al calibrato apporto tannico che permette la piena esaltazione di frutto, freschezza e sapidità. È intenso, luminoso, elegante e apporta buonumore a chi si accinge a degustarlo.

Naso di violetta, melagrana, piccoli frutti neri e rossi anticipano una delicata e gradevole sensazione di pepe nero e di chiodo di garofano, oltre che di erbe mediterranee. In bocca ha energia. Sorso fresco e teso, mai stancante, tutto griffato di frutto giovane che invoglia subito al secondo calice.
Grigliata di verdure, formaggi semi stagionati, ma soprattutto pesce spada e tonno. Una bella tagliata di tonno rosso scottato alla piastra con rucola e pomodorini vi esalterà per sempre il ruolo del Frappato nella nostra Sicilia.

Infine una chicca, vi dicevamo. Il più grande degli internazionali declinato “alla siciliana”. “Vi Veri” Cabernet Sauvignon 2016.
C'è veramente molto poco da dire quando hai davanti casi come questo. Perché, come quando entri in una pinacoteca ad ammirare estasiato le opere d'arte a forti immagini votive, quando degusti per la prima volta Vi Veri, seducente Cabernet Sauvignon, registri in te stesso una sorta di tachicardia, di sbandamento, di confusione che ti coglie di sorpresa per esserti imbattuto in qualcosa di inaspettatamente insolito, ma appagante. Una vera e propria sindrome di Stendhal che ti porti dietro ben oltre i momenti del mero e schietto assaggio che risulta compiuto, convincente.

È una 2016. È pieno di frutto polposo. Sembra di masticare una marasca giovane. Poi ancora fragola, mirtillo e lampone. A discendere rosmarino, mirto, eucalipto, anice, ardesia, rabarbaro. E quelle dolcissime sensazioni di tabacco e cioccolato al latte che sul finale marcano memorabilmente l'incedere del suo passo garbato, estroverso e pieno di vitalità.
Una meravigliosa coniugazione gentile del più maiuscolo dei rossi mondiali. Il solito capolavoro del grande Tonino Guzzo. Sorpresa imprevedibile.
Attenzione, però: la bottiglia "dura poco".
 

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