Martedì 29 Settembre 2020

Alcamo, il rilancio del territorio passa anche dai vini naturali

  • 09/08/2018 - 08:15
  • Wine&beer
  • Marcello Malta
https://www.orogastronomico.it/immagini_news/01-06-2020/alcamo-il-rilancio-del-territorio-passa-anche-dai-vini-naturali-600.jpg
ALCAMO. C’è aria di fermento nella storia attuale di un grande territorio siciliano. Stiamo parlando di Alcamo, una delle più antiche denominazioni targata 1972. Un importante centro agricolo che ha nei vigneti e nella viticoltura la principale attività. Pare sia luogo di origine di Ciullo d’Alcamo, poeta e drammaturgo, grande e significativo rappresentante della poesia popolare giullaresca della scuola siciliana che scrisse, sotto il regno di Federico II durante il XIII secolo, il “Contrasto” col suo famoso ed ormai proverbiale incipit “Rosa fresca aulentissima…”.

Alcamo, i vini naturali per rilanciare il territorio

Una delle più vecchie denominazioni, dicevamo, ma forse anche una di quelle più snobbate e bistrattate. A qualche produttore della zona non interessa nemmeno più, per qualcun altro – come sottolinea Laurent Bernard de la Gatinais dell’azienda Rapitalà – questa Doc è ancora in vita grazie a qualche grande vignaiolo che ancora ci crede.

Il nodo della questione

Nodo della questione? Probabilmente oggi, che molto si parla di autoctonia e di rilancio e valorizzazione delle varietà nostrali, si fa fatica, nell’immaginario comune e non, ad accettare un disciplinare, forse ormai datato ad un periodo in cui i vitigni internazionali imperavano, che preveda per i vini rossi Syrah, Cabernet Sauvignon e Merlot, e per i bianchi, oltre al Sauvignon Blanc, persino il Müller Thurgau.

Cosa fare?

Probabilmente ridisegnare i confini di questo disciplinare sarebbe un ottimo punto di arrivo. Rilancio a tutto tondo, quindi, delle varietà Catarratto, Grillo, Inzolia, Grecanico, Perricone, Frappato e Nero d’Avola. Magari l’inserimento del toponimo “Sicilia”, marcando e valorizzando, così, ulteriormente il territorio, significherebbe avere un valore aggiunto in più.

Cosa si sta facendo?

Dicevamo di un nuovo fermento. Sì, perché tra i produttori di nuova generazione serpeggia un anelito di ottimismo. Una sorta di coalizione intellettuale che butta l’occhio oltre l’ostacolo e che crede fermamente al rilancio del territorio. La nuova concezione per la valorizzazione di Alcamo passa oggi soprattutto per la nuova e moderna filosofia di alcuni giovani ed intraprendenti imprenditori che credono fermamente nelle profonde capacità del loro lavoro e nella loro terra. È il caso di Maria Possente, titolare dell’azienda “Possente Wines”, e di Guido Grillo, enologo e socio della cantina “Elios – best of Sicily”, che nella suggestiva location della cappella del complesso dei Gesuiti, proprio ad Alcamo, hanno dato vita ad una masterclass, assieme a Daniele Siena, founder e ceo di Wineplan, a Claudio Cammarata, founder e business administration di Wineplan, e a Stefano Cammarata, socio della cantina “Possente”, tutti sommelier AIS, ad un viaggio inedito e sorprendente nel mondo dei vini naturali attraverso le espressioni identitarie di due varietà simbolo del comprensorio trapanese: il Grillo e il Catarratto. Quattro i vini in degustazione. Due Grillo macerati, un blend Grillo-Catarratto-Zibibbo orange, un Catarratto orange. Tutti naturali, anche se “naturale” nel mondo del vino non è stato mai processato con nessun parametro. Naturali nel senso che sono prodotti da regime biologico oltre qualche particolare non insignificante, come l’esclusione di interventi invasivi e dell’uso di sostanze chimiche, l’utilizzo di lieviti indigeni anziché selezionati, qualche decina di milligrammi di anidride solforosa al massimo, ma soprattutto una fiducia smodata col produttore come base portante della filosofia di questi vini. L'idea di produrre questa tipologia deriva dal profondo rispetto per il territorio. L'uomo deve limitarsi ad accompagnare verso la cantina le uve. «Il vino – secondo Guido Grillo - non deve essere un prodotto da adeguare al gusto del consumatore, ma espressione delle caratteristiche del territorio da cui provengono le uve». Il vino, insomma, come comunicazione trasparente della genuinità della Natura. Una piccola rivoluzione è iniziata. Le premesse ci sono. Quando si cominciano a sposare vicendevolmente le idee di base per una crescita comune è segnale che gli intenti ci sono e sono nobili. E Alcamo lo merita. Merita un grande rilancio questa zona da sempre vocata alla viticoltura, fondamento imprescindibile su cui generazioni di alcamesi hanno imperniato le proprie esistenze. Idee innovative come il vino naturale non possono che essere un importante volano di crescita e di valorizzazione di un territorio straordinario, oggi malsanamente associato a caratteri di quantità più che di qualità. Una mission entusiasmante che deve transitare come imperativo necessariamente attraverso una solidale e volenterosa comunione di intenti di produttori zelanti e coraggiosi che credano fermamente in se stessi e nel territorio. Desiderio di tutti è che tra qualche anno si parli di Alcamo come il nuovo “fenomeno Etna”. La marcia è iniziata. I risultati – non dubitiamo - non tarderanno ad arrivare.  

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