Wine&Beer

“Leggete e bevetene tutti”, in libreria l’esilarante vademecum per il wine-lover

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PALERMO. Leggete e bevetene tutti «Guida irriverente per allegri bevitori». Recita così l’occhiello di Elisabetta. E mai sottotitolo fu più azzeccato di questo. Orogastronomico lo ha letto in anteprima per Voi e lo ha trovato molto divertente. In 205 pagine che si “bevono” in poche ore (e anche tutte d’un fiato se siete appassionati della materia) Elisabetta Musso, classe 1983, avvocato “pentito”, nota sommelier e degustatore ufficiale di Ais Italia, nonché indefessa lavoratrice notturna tra le più importanti enoteche della città, ha raccolto tante avventure e disavventure tra i personaggi della città di Palermo.

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Un vademecum tra aneddoti e didattica

Ne ha incontrato di ogni “specie”: dallo sprovveduto umile allo spocchioso suscettibile; dalla signora che cerca il Brunello della cantina “Montalcino” a quello che non beve Chardonnay perché lo disgusta, ma che invece ingolla Chablis (vino di Borgogna costituito al 100% da solo Chardonnay) come fosse acqua a “garganella”; dall’addetto ai lavori agli enofighetti; come Lei stessa ama definire chi, provvisto di modesta cultura enoica, dà uno sfoggio distorto di essa destreggiandosi tra atteggiamenti supponenti e figure barbine davanti a chi, più di lui, ne sa. Non chiedetele mai, però, quale sia il suo vino prediletto. I sommelier ne cambiano uno al giorno (verissimo, ndr). Come le sue identità: lei ne ha due. C’è la Elisabetta professionale e seria, quella che ha svolto studi umanistici che l’ha portata ad essere avvocato; c’è quella sbarazzina, la Beat, un alter ego vivace, spensierato e spesso spregiudicato, che se la spassa gioiosamente col vino.

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Un piccolo e divertente “Bignami” per gli amanti del vino

Un divertentissimo manuale che si sviluppa tra le genialità di risposte e interventi dell’autrice alle sregolatezze inconsapevoli di chi affronta il vino con approssimazione e superficialità. Scritto con empatia e passione da chi il mondo di Bacco lo ha veramente studiato prima sui libri di “scuola” e poi, una volta con la patente di guida in tasca, lo ha percorso e sviscerato in tutte le sue coniugazioni internazionali, da bevuto a servito, dall’etichetta da 5 euro fino a quella di qualche migliaio. Un piccolo amico “Bignami” che condensa in poche pagine il corrispettivo contraltare erudito di circa 45 lezioni da due ore ciascuna, oltre che una postuma serie interminabile di esperienze enologiche. Una full immersion che in qualche modo abilita a parlare di vino. Essenziale per chi lo beve, ma anche per chi lo mesce, per chi è asciutto in materia e per chi intenditore lo è davvero.

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Tra satire e parodie le leggende metropolitane sul vino

Con uno scorrere prosaico fluido ed intuitivo, ma senza dubbio esilarante, con distinti riferimenti ad opere letterarie o a film cult (alcuni doviziosamente illustrati a fondo pagina con le note), Elisabetta sfata, tra satire e parodie, le leggende metropolitane che da sempre sono l’incubo di enoteche e sommelier. Figura professionale, quest’ultima, che a parti invertite stavolta, si trova ad essere intrecciata nell’immaginario collettivo ad improbabili digressioni linguistiche descrittive, spesso oggetto di epiteti e di canzonature.

Il nonno e il vino fragolino

«Tutta colpa di mio nonno che sin da piccola mi dava da bere il vino fragolino (vino da uva fragola vietato in Italia perché da vite americana, poiché sviluppa maggiori quantità di metanolo, pericoloso per l’uomo)». Esordisce così nell’intervista Elisabetta, spiegando da dove nasce la sua passione. «Il mio libro è una piccola guida che aiuta gli avventori sprovveduti a bere consapevolmente. Poche dritte di base lontane da approfondimenti – ci racconta divertita – per sapersi districare senza fare figuracce e per evitare di farsi censurare alla prima richiesta. Ma anche un suggerimento per tutte le tasche, ora che il Natale è vicino, per il regalo di una bottiglia al nostro medico, avvocato o amico».

Snocciolando i passaggi più divertenti in cui inciampano gli avventori puoi trarre input per un sorriso, rivedere il tuo ripetuto errore concettuale (che da oggi in poi diventerà indubbiamente “marchiano”), vedere sotto altra ottica (finalmente positiva, per diamine!, ndr) quel sommelier ingessato e saputello che tanta paura ti fa, che ha solo la colpa di condividere con te la passione per il vino.

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Il Prosecco di Franciacorta

Un errore frequente? «Vorrei un Prosecco di Franciacorta!» ad esempio. Lampante deformazione, con grama e dolorosa stortura, di quello che è il vino più venduto in Italia, il Prosecco (spumante metodo Charmat, veneto o friulano da uve Glera, uguale “spumante generico” per sette persone su dieci in Italia, ndr), con la zona più altamente vocata in Italia per le finissime bollicine da Metodo Classico, la Franciacorta (nel Bresciano), «che in verità – martella sfrontata Elisabetta – non è una donnina gallica dall’altezza ridotta, la Kylie Minogue degli spumanti italiani». Due mondi opposti.

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Prosecco Rosé? I produttori vi randellano

O, ancor peggio, il Prosecco Rosé. Che non esiste! «Un produttore locale (…) potrebbe prendevi a randellate». Le uve del Prosecco, infatti, sono assolutamente bianche ed è impossibile da un’uva bianca fare un vino rosato. «Se con qualcuno incappate in una situazione analoga – irride Elisabetta – sentitevi liberi di apostrofarlo, col rischio di farlo sentire come un attonito Gigi D’Alessio di fronte ad un assolo di chitarra di uno degli ZZ Top».

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La Sicilia nel cuore

Non mancano chiari riferimenti della Musso a campanilismi ed autoctonie enologiche con slang dialettali (pasta a-forno, ndr) alla sua terra natìa, oggi per fortuna, diversamente da una ventina di anni fa, foriera di prodotti di qualità con cantine che puntano a chiudere la filiera in una regione al primo posto assoluto in Italia per coltivazione biologica e per sostenibilità ambientale. «Grazie al cielo sono nata in Sicilia, un paradiso terrestre, e qui spero di morire sazia di sole, (…) di arancine, di caponata, di Zibibbo e di Nero d’Avola».

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Il libro sarà presentato a Palermo sabato 24 novembre alle 18 al Punto Flaccovio di via Garcia Lorca, 5. Insieme all’autrice saranno presenti Maria Antonietta Pioppo, giornalista e prima Executive Wine Master in Sicilia, Annamaria Sala di Gorghi Tondi, e Paola Marino, Mira Comunicazione.

Al termine della presentazione è previsto un aperitivo con i vini di Gorghi Tondi.
Ingresso libero.

 

 

 

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