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“Carbon Neutral”, sostenibilità e Green Attitude: la virtuosa strada di Firriato tra vitigni autoctoni fino al nascituro Signum Aetnae

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CASTIGLIONE DI SICILIA (Ct). È oggi il simbolo della purezza della sicilianità. In circa trent’anni è stata in grado di trovare la sua strada maestra. Oggi l’azienda Firriato abbraccia un collage territoriale di 470 ettari su diverse realtà produttive che spaziano dall’agro trapanese all’agricoltura di mare di Favignana, unica realtà isolana che produce Perricone, Nero d’Avola, Zibibbo, Grillo e Catarratto, fino all’attuale e moderna concezione di viticultura di montagna nelle differenti contrade nei versanti Nord e Nord-Est dell’Etna.

Certificazioni bio
e sostenibilità ambientale

Oggi Firriato vuol dire affermazione e valorizzazione dell’autoctonia. Vuol dire successo, anche in campo internazionale. Vuol dire agricoltura interamente certificata “Bio”. Quasi il 60% della produzione, infatti, vola all’estero in tutti i continenti. È una delle aziende che ha fatto da precursore per le diversità di ogni singola vite sottoposta a condizioni pedoclimatiche differenti. Una delle realtà produttive più significative della nazione che reinterpreta, con chiave di lettura moderna, le esigenze dei consumatori attraverso il filtro dello sviluppo senza danneggiamento dell’ambiente.

Prima azienda “Carbon Neutral”

Non basta: è oggi portatrice sana di quella sostenibilità dell’ambiente che tanto occorrerebbe ovunque. Proprio da quest’anno, infatti, Firriato può certificarsi d’essere la prima azienda “Carbon Neutral” annientando quasi del tutto l’immissione dei gas serra nell’ambiente di tutta la sua intera produzione. Meno 41% di CO2 dal 2012 grazie ad investimenti in progetti certificati di riforestazione di ampie zone nelle aree tropicali. Un grande senso di responsabilità.

Green Attitude

Una grande attenzione verso il riscaldamento del pianeta, i cambiamenti climatici, la riduzione della biosfera e la diminuzione della biodiversità. Un percorso lungo tre decenni costellato di virtù che porta fin nella bottiglia un amore viscerale per la Natura, passando attraverso il lento e burocratico ottenimento di permessi e certificazioni che riguardano risorse energetiche, acqua, gestione dei rifiuti, eccetera. In una sola parola, Firriato è oggi green attitude.

La produzione

L’epilogo di questo percorso è la valorizzazione delle tipicità di Sicilia con occhio clinico sugli autoctoni e con l’attuale successo delle sue bollicine attraverso gli Charmat e i due Metodo Classico Gaudensius.

Il primo, un Blanc de Blancs, lineare, efficiente, ben fatto che alla verticalità del Carricante unisce la morbidezza dello Chardonnay; il secondo, un Blanc de Noirs, più territoriale, più etneo, composto interamente da Nerello Mascalese che si rivela più verticale e più composito.

Ma accanto alla già ricca produzione dell’Etna varietale affermata, autentica e contrassegnata da variabilità produttiva, come Cavanera, Sabbie dell’Etna nelle versioni dei tre colori e lo stesso Gaudensius, fa capolino un astro nascente dal certo futuro brillante: è un Etna Rosso Riserva Doc che uscirà sul mercato il prossimo settembre.

Nasce “Signum Aetnae“,
prephylloxera da alberelli di 150 anni

Orogastronomico ha avuto la fortuna di essere tra i presenti al press tour di presentazione e ha degustato questa 2014. Un prephylloxera da coltivazione ad alberello la cui età media è stata stimata con certificazione in 150 anni. Una zona in altitudine che ha la caratteristica di essere secca e in cui terreno si comporta come la sabbia, pertanto fastidioso per il parassita arrivato nel Nuovo Continente a seguito di una massiva globalizzazione dei commerci e che tanto danno fece al vigneto europeo sul finire del XIX secolo. Vigne a piede franco che oggi, dato il numero esiguo e la difficoltà di attecchimento ai suoli, emozionano e non poco.

Si chiama Signum Aetnae, letteralmente “Simbolo dell’Etna”, quasi a voler rappresentare le caratteristiche resilienti di un territorio composto, complicato e, al tempo stesso, straordinario come quello del Vulcano. Siamo in Contrada Verzella. Non ha ancora la sua bella etichetta addosso.

Prima bottiglia è 2014, dicevamo. In predominanza è Nerello Mascalese, presente con numerose deviazioni genetiche. È prodotto solamente in 3.500 bottiglie e proviene da un vigneto di soli 2,2 ettari. Questo “capolavoro” nei primi stadi della sua vita “vive” i suoi primi 24 mesi a maturare in tonneau, legno esclusivamente stagionato all’aria per almeno tre anni, poi sono almeno 18 i mesi di affinamento in bottiglia. L’azienda lo farà uscire a distanza di cinque anni dalla vendemmia. Un’annata difficile per tutta Italia la 2014. Non per la Sicilia, però, e nemmeno per l’Etna, che hanno latitudini e altitudini differenti a quelle del resto d’Italia.

Il colore è rosso Etna: vivo, fulgido, quasi trasparente come Nerello Mascalese che si rispetti. Ci leggi attraverso. È un piccolo “inganno”: non è privo di antociani, solo sono “scarichi” e precipitano. Ci sono. Come ci sono i tannini eleganti. Anzi, elegantissimi. Sono ruggenti, sono tanti come da protocollo etneo, ma sono “placati” e meravigliosamente integrati nella struttura del vino.

Al naso è un trionfo del caleidoscopio di sensazioni: biscotto dolce, sottobosco, pepe nero, prugna e ciliegia fanno da parterre de rois a grafite, polvere di matita, scorza d’arancia candita, eucalipto, polvere di caffè e cioccolato fondente. In certi istanti hai la sensazione di percorrere fantasiosamente il viale dei Cipressi di Castagneto Carducci della Doc Bolgheri nel cuore della Maremma livornese. Un melange di sentori che riportano alla mente quel Sangiovese santo che assieme ai due ben noti Cabernet e al Merlot hanno fatto un po’ – si fa per dire – di storia enologica italiana in campo internazionale negli anni ‘60.

All’assaggio è distinto, elegante, ricercato. Ritornano le sensazioni balsamiche amplificate che corroborano il sorso sapido, fresco, ancora giovane e foriero di longevità assoluta. Un vestito di seta che abbellisce rudezza ed asprezza dell’Etna. Un pregevole capolavoro che sta per debuttare nell’universo del vino da garbata e raffinata primadonna.

 

 

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