Itinerari di gusto

Giovanni Solofra, l’arte dello chef che conquista la sua prima stella Michelin

Chef Giovanni Solofra

TAORMINA. Quando ci si ritrova a raccontare le proprie esperienze personali si fa sempre un po’ fatica, un po’ perché si esce dal ruolo di giornalista attento ai fatti e non alle opinioni, un po’ perché scrivendo di ciò che, oltre a far parte della sfera lavorativa fa parte anche della sfera personale, si rischia di essere meno oggettivi. Di tanto in tanto però, quando arrivano traguardi importanti che ti fanno gioire per chi li ha raggiunti, è anche bello poter condividere le proprie esperienze.

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St.George Restaurant Taormina

Solofra scelto da Heinz Beck alla guida del St. George Restaurant di Taormina

Nella giornata di ieri a Parma sono stati annunciati i nuovi ingressi nella guida Michelin 2019 e tra le due nuove stelle arrivate in Sicilia, una appartiene allo chef Giovanni Solofra del St. George Restaurant di Taormina, ristorante all’interno dell’Ashbee Hotel,  villa risalente al 1907 realizzata da un progetto dell’architetto inglese Charles Robert Ashbee, commistione armoniosa tra Sicilia e Inghilterra.

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St.George restaurant, interno

Il ristorante è stato aperto due anni fa dallo chef tre stelle Michelin Heinz Beck, tedesco di nascita ma italiano, o quasi palermitano d’adozione, che decise di investire in Sicilia e di proporre la sua visione di cucina.

Per questa nuova avventura serviva una persona carismatica, amante del Sud e delle sue materie prime, ambiziosa e preparata, dotata di una buona esperienza e con la giusta voglia di mettersi in gioco. La scelta è ricaduta su Giovanni Solofra, uno dei suoi collaboratori più preziosi, stimati e di lunga durata. Accanto a lui la pastry chef Roberta Merolli, anche lei tra i fornelli del La Pergola da anni.

Heinz Beck con Roberta Merolli e Giovanni Solofra

Accettare il ruolo di Executive chef credo non sia mai semplice, si rischia di essere etichettati semplicemente come semplici esecutori materiali, ma Giovanni Solofra sin dai primi mesi di vita del St. George ha lavorato sodo per dare il suo tocco personale alla cucina offerta dal St. George, tenendo conto delle linee guide volute dal maestro tristellato, ma proponendo dei piatti frutto della sua creatività e del suo estro.

Una collaborazione anche con Ciccio Sultano a Ragusa Ibla

La Sicilia d’altronde non era per lui una terra vergine: prima dell’esperienza romana, quasi decennale con Beck, c’era stata anche una parentesi siciliana di alcuni anni da Ciccio Sultano. Una palestra importante, un’esperienza che gli aveva insegnato molto e che ricorda tuttora con piacere e affetto.

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Lat(t)e future

La prima volta che mi trovai a pranzo al St. George fu insieme ad una cara amica pochi mesi dopo la sua apertura, un’esperienza che mi colpì la minuziosa attenzione al dettaglio e per la corrispondenza tra il luogo in cui ci trovavamo e le portate che stavamo gustando: ogni piatto collimava con il contesto circostante.

Se dovessi scegliere tra i piatti provati in quella occasione due furono quelli che mi colpirono particolarmente. Il primo fu Fontana o Pomodoro: una tartare di tonno avvolta e nascosta tra sette verietà di pomodori diversi; la citazione, nemmeno poi così velata, è ai famosi tagli dell’artista Lucio Fontana.

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Fontana o pomodoro

Il piatto infatti andava mangiato incidendo la gelatina superiore con uno stecco realizzato con i semi di pomodoro essiccati, riportando alla memoria le famose incisioni sulla tela create da Fontana. Oltre all’immaginario artistico, anche al palato risultò un piatto equilibrato e armonioso.

Il secondo invece fu un dolce, Lat(t)e Future: qualcosa di estremamente semplice come il pane, il latte ed il caffè proposto in maniera quasi futuristica mantenendo il gusto della colazione che si faceva da bambini.

Da allora più volte mi sono ritrovata al St. George. Con lo chef si è instaurato un piacevole rapporto confidenziale che ci ha portato spesso a confrontarci sul mondo della ristorazione, sulle materie prime siciliane e su quelle che sono le criticità di un territorio che dovrebbe essere ulteriormente valorizzato. Solofra potrebbe essere definito un sognatore che non rincorre utopie ma che affronta la realtà offrendo il suo contributo per renderla migliore.

La seconda stagione da poco conclusa è stata una conferma di quanto già scoperto il primo anno: lo chef resta concentrato sulla sua cucina: sperimenta, ricerca, prova, testa e propone un nuovo menù più maturo e strutturato.

Tagliolini tenerumi ricci e telline

I tagliolini con tenerumi, ricci e telline sono un’esplosione di sapore già dalla prima forchettata che vorresti non finisse mai, “I Crostacei e l’Etna” gioca sul fino dei contrasti che si fondono tra loro creando un piacevole connubbio. Tra i dolci, invece, la nuova creazione della pastry chef Merolli è stata

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I crostacei e l’Etna

Tutti Frutti: consistenze, colori e gusti diversi in un unico piatto che evoca un pentagramma musicale.

La stella Michelin arriva a conclusione di una stagione importante e impegnativa, un riconoscimento che premia il lavoro dello chef Giovanni Solofra nel ristorante affidatogli da Heinz Beck, con l’auspicio che sia solo l’inizio di una lunga carriera ricca di riconoscimenti e soddisfazioni.

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Tutti frutti
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